I popoli del libro

La Bibbia

La BIBBIA è il libro sacro delle due grandi religioni monoteiste, l’Ebraismo e il Cristianesimo, in cui è tramandata la Legge di Dio e le Verità della fede.

La Bibbia ebraica

Nella cultura ebraica la Bibbia, secondo il canone fissato dagli Ebrei di Palestina al principio dell’era cristiana, comprende come canonici, soltanto i libri scritti originariamente in ebraico (in tutto ventiquattro), in cui è contenuta la Legge dettata da Dio a Mosè, il Suo patto di alleanza e la promessa di salvezza fatta al popolo d’Israele.

E’ divisa in tre parti:

  1. La LEGGE (in ebraico Torah, in greco Pentateuco) comprendente i 5 libri: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio;
  2. I PROFETI (Neviìm) distinti in: Profeti anteriori (Giosuè, Giudici, Samuele, i Re) e Profeti posteriori (Isaia Geremia, Ezechiele, “i dodici Profeti”;
  3. Gli SCRITTI (Ketuviìm) comprendenti: i Salmi (o Inni) di Davide; il libro di Giobbe; i Proverbi di Salomone; i 5 meghillòth (rotoli) che sono il libro di Ruth, il Cantico dei Cantici, l’Ecclesiaste, le Lamentazioni di Geremia, il libro di Ester; Daniele, Esdra-Neemia e le Cronache.

Per gli Ebrei la Bibbia, in quanto Torah scritta, non può però prescindere dalla Torah orale, cioè dalla lettura pubblica che fin dalle origini fu fatta dei testi sacri e dall’interpretazione che ne veniva data dai maestri (rabbini); tradizione orale che, per rimanere nella memoria dei posteri, doveva di necessità essere fissata in un testo scritto. Nascono così:

■ la Mishnah (ripetizione, insegnamento), libro che raccoglie i dibattiti, i giudizi, gli insegnamenti dei maestri (rabbini) a formare tutto un corpus di norme morali, civili, penali, nonché religiose, che regolamentavano la vita del popolo ebraico, dalle origini fino al II secolo d.C.;

■ la Ghemara (completamento), raccolta stilata tra il II e il V secolo d.C., in cui sono riportati i vari commenti e gli approfondimenti dei maestri rabbinici alla Mishnah;

■ il Talmud (studio), che riunisce Mishnah e Ghemara, a noi pervenuto in due versioni scritte tra il III e il V secolo d.C.: il Talmud di Babilonia, redatto in terra di Mesopotamia, il Talmud di Gerusalemme o Palestinese, stilato in terra d’Israele. Il Talmud a cui generalmente si fa riferimento è quello babilonese, che è molto più esteso e completo .

 

Nel secolo III a.C. nasce altresì l’esigenza di procedere alla prima traduzione della Bibbia dall’ebraico in greco, lingua assai diffusa tra le comunità ebraiche del Mediterraneo. Tale versione, destinata agli Ebrei della diaspora, è nota come Bibbia dei Settanta, dal numero dei traduttori, membri del tribunale ebraico, ai quali secondo la tradizione riportata nella cosiddetta Lettera di Aristea, il sovrano egiziano Tolomeo II Filadelfo (285-246 a.C) avrebbe commissionato la traduzione.

La Bibbia cristiana

ANTICO E NUOVO TESTAMENTO

Per i cristiani la promessa di salvezza fatta da Dio al popolo eletto si compie e acquista un valore ecumenico nella Parola rivelata da Gesù Cristo, si concretizza nella Passione, nella Morte e nella Resurrezione del Figlio di Dio, rinnovandosi nei secoli con il sacramento della Santa Eucaristia.

 

La Bibbia dei Settanta, largamente diffusa tra i popoli del Mediterraneo, costituì per i cristiani l’Antico Testamento, al quale essi aggiunsero i libri del Nuovo Testamento.

Il canone del Nuovo Testamento, fissato intorno al IV secolo d.C. dal confronto dei diversi codici conosciuti e delle loro diverse lezioni, comprende:

  1.  I quattro Vangeli e gli Atti degli Apostoli nati dal racconto orale degli Apostoli e messi per iscritto presumibilmente tra gli anni 40 e 50 dell’era cristiana;
  2. Le Lettere di S. Paolo, scritte in occasioni e a destinatari diversi;
  3. Le Lettere cattoliche, cosi dette in quanto indirizzate a tutte le comunità cristiane, databili tra inizi del I sec. e la fine del II sec.:

una di s. Giacomo; una di s. Giuda; due di s. Pietro; tre di s. Giovanni;

  1. L’Apocalisse di Giovanni, databile al I secolo, in cui l’autore racconta le rivelazioni ricevute da Dio in forma di visioni.

 

A partire dal 382 d.C., in un arco di tempo di 23 anni, san Girolamo (347 ca.- 420 d.C.), su richiesta del papa Damaso I, procedette alla revisione dei testi canonici, curando la prima traduzione integrale della Bibbia in lingua latina, condotta sul testo greco dei Vangeli, sulla versione greca dei Settanta e sul testo in ebraico dell’Antico Testamento.

Nota con il nome di Vulgata editio (edizione per il popolo), il Concilio di Trento ne sancirà nel 1546 l’autenticità, scegliendola, tra le varie traduzioni latine allora in uso, come documento degno di fede, testo da adoperarsi con ogni sicurezza per la dimostrazione delle verità dogmatiche e morali.

LE BIBBIE POLIGLOTTE

Nel III secolo dopo Cristo, Origene d’Alessandria (Alessandria?, 183/85 - Tiro, 253/54) raccolse in un unico manoscritto, per compararle, sei diverse versioni della Bibbia (il testo consonantico ebraico, una traslitterazione detta Secunda del testo ebraico in caratteri greci, la traduzione greca di Aquila di Sinope, la traduzione greca di Simmaco l'Ebionita, una versione critica della Septuaginta, la traduzione greca di Teodozione) affiancandole in sei colonne su una stessa pagina.

Si trattò della prima Bibbia poliglotta della storia, conosciuta col nome di Bibbia esapla, il cui unico manoscritto (non sembra infatti che ne fossero state fatte altre copie) si trovava nella biblioteca di Cesarea di Palestina, ma fu distrutto nel corso della conquista islamica del 638.

Noi ne abbiamo infatti conoscenza solo attraverso le citazioni fatte da autori successivi in altri manoscritti della Bibbia.

 

Con l’invenzione della stampa, l’esigenza dello studio comparato delle versioni della Bibbia nelle diverse lingue determinò la pubblicazione, nel corso dei secoli, di diverse monumentali edizioni di Bibbie poliglotte:

 

■ La prima edizione è quella detta Bibbia Complutense, stampata ad Alcalà de Henares;

■ seguì la cosiddetta Biblia regia, perché voluta dal re di Spagna, Filippo II, stampata ad Anversa negli anni 1569-1572;

■ la terza fu pubblicata a Parigi tra il 1629-1645;

■ la quarta a Londra tra il 1654-1657 ed è conosciuta come Bibbia di Walton, dal nome del curatore.

 

Ogni edizione è un ampliamento della precedente ed è corredata da volumi contenenti ausili per gli studi. Si tratta di opere di notevole impatto finanziario.

 

In Italia, nel 1516 a Genova, il cardinale Agostino Giustiniani, proprio per difficoltà finanziarie, riuscì a pubblicare soltanto il Libro dei Salmi in più lingue.

 

Il Corano

Il Corano è il testo sacro dell'Islam, religione monoteista nata dalla predicazione del profeta Maometto (Mecca, 570 ca. - Medina, 632), e raccoglie il messaggio rivelato a Maometto da un angelo.

 

Questa rivelazione, l’ultima della storia (la prima fu fatta ad Adamo, poi via via ad altri profeti, fra cui Gesù) fu recitata da Maometto a diversi testimoni, che l’impararono a memoria e a vari compilatori che la registrarono per iscritto.

 

Tutto il corpus fu fatto sistematizzare e uniformare dal califfo ‘Uthmān b. ‘Affān che ne avrebbe fatto realizzare quattro copie da inviare alle quattro principali città islamiche.

 

Il Corano è diviso in 114 capitoli, detti sūre, a loro volta divise in 6236 versetti. Questo numero varia nella versione sciita, che comprende anche alcuni versetti riguardanti l'episodio del Ghadir Khumm, (relativi alla designazione, da parte di Maometto, del cognato nonché cugino Ali, a suo successore) e due intere sure, chiamate “delle due luci” e “della Luogotenenza”.