I tesori della Biblioteca

Presentazione i tesori della biblioteca

Questa sezione esemplifica in maniera eccellente, anche per il pubblico non specialistico, la ricchezza dei fondi antichi della Biblioteca e l'ampio e prezioso patrimonio bibliografico e documentario conservato nella storica sede del cinquecentesco Collegio Massimo dei Gesuiti di Palermo.

Un patrimonio che, dall'originario nucleo costituito dalla "libreria ad uso domestico" dei Gesuiti, nei secoli successivi si è via via accresciuto ed arricchito grazie (oltre che alle acquisizioni dirette) alle numerose donazioni, tra le quali qui si ricorda per tutte quella di Gabriele Lancellotto Castelli, principe di Torremuzza, considerato il vero fondatore della Biblioteca, per il ruolo dallo stesso avuto nella trasformazione della biblioteca gesuitica nella borbonica Biblioteca Regia (inaugurata nel 1782).

Una parte preponderante nell'incremento del patrimonio antico della Biblioteca si deve, però, alle acquisizioni pervenute, dopo la prima espulsione dei Gesuiti (1767), dagli altri aboliti collegi del Val di Mazara e dall'Abbazia di Santa Maria del Bosco, e soprattutto, all'acquisizione da parte di quella che era ormai Biblioteca Nazionale di circa settantamila opere provenienti dalle biblioteche di diversi Ordini religiosi (Domenicani, Agostiniani, Basiliani, Francescani, Carmelitani, Gregoriani e Benedettini) conseguente alla soppressione di questi, disposta dopo l'Unità d'Italia dal nuovo Regno (1866).

Particolarmente significativi i fondi provenienti dal monastero di Santa Maria Nuova di Monreale e dall'Abbazia di San Martino delle Scale. Il primo, depositario della memoria storica della più ricca e vasta diocesi della Sicilia, è composto dal ricco Tabulario con 345 documenti redatti tra il 1115 ed il 1770, di cui quattro pergamene in greco-arabo ed una in latino-arabo, 33 manoscritti, 57 incunaboli, una cinquecentina stampata su pergamena.

Altrettanto ricco il fondo proveniente dall'Abbazia di San Martino delle Scale (una raccolta iniziata nella metà del XIV secolo negli anni della riedificazione del monastero), di cui, in particolare, la Biblioteca centrale conserva circa novanta volumi manoscritti, tra i quali documenti della miniatura meridionale, napoletana e siciliana ed un piccolo gruppo di codici di scuola franco-fiamminga.

Complessivamente i manoscritti della Biblioteca centrale ammontano a 2.300, di cui 148 codici latini, 38 codici greci quasi tutti provenienti dal fondo gesuitico del Collegio Massimo, 38 codici che costituiscono il fondo orientale, anch'esso quasi interamente ereditato dalle raccolte gesuitiche del Collegio Massimo.

Completano le ricche collezioni antiche le belle edizioni a stampa: i numerosi incunaboli, le cinquecentine e seicentine (ammontanti a migliaia di volumi), le estese raccolte settecentesche che annoverano una nutrita cartografia e le significative opere sugli apparati barocchi.